Il Remo Blu
IndiceChiudi

Indice

Scendiamo il Ticino in canoa da Sesto Calende fino al Po, da aprile a ottobre.

+39 02 8134 8232

Il Ticino alto

Irene Bossi · 28 settembre 2026

Abbiamo portato le canoe a spalla oltre la diga del Panperduto

Davide non tornava su quel fiume da quando aveva quattordici anni, e alla diga ha capito che a guidare la canoa, questa volta, doveva essere sua figlia.

Il trasbordo è il tratto in cui si esce dall'acqua e si porta la canoa a spalla oltre un ostacolo.

panperduto-trasbordo.jpg — 1600×900

Davide ci ha telefonato alla fine di agosto per prenotare due posti sul Ticino alto, per sé e per sua figlia Nora. Al telefono ci ha chiesto tre volte se alla diga del Panperduto si scende davvero dalla canoa. Gli abbiamo spiegato che lì facciamo sempre il trasbordo, e lui ha risposto soltanto che andava bene così. Solo un mese dopo, sul fiume, abbiamo capito perché quella domanda gli stava tanto a cuore.

La mattina del 26 settembre, all'imbarcadero di Sesto Calende, una nebbia bassa saliva dall'acqua in fili sottili e nascondeva il ponte di ferro. Eravamo in undici, con sei canoe allineate sulla ghiaia e i giubbotti appesi alla ringhiera del lungolago. Nora, dodici anni appena compiuti, teneva in tasca un quaderno a quadretti con una matita legata allo spago. Suo padre stava un passo indietro e guardava la corrente come si guarda una persona che non si vede da molto tempo.

Abbiamo imparato la pagaia mentre la nebbia si alzava

Abbiamo passato la prima ora vicino alla riva, nel punto in cui il lago diventa fiume senza che nessuno se ne accorga. Abbiamo insegnato a tutti il colpo a J, un movimento della pagaia che tiene dritta la canoa senza cambiare lato a ogni bracciata. Nora lo ha imparato in pochi minuti e se lo è disegnato sul quaderno, con una freccia storta e un punto esclamativo. Davide sedeva a poppa, il posto dietro da cui si sceglie la direzione, e remava bene, con la sicurezza di chi lo aveva già fatto.

Verso le nove la nebbia si è aperta tutta insieme e il Ticino è comparso largo e verde, con i boschi di ontani che arrivavano fino all'acqua. Abbiamo superato la diga della Miorina, quella che regola il livello del lago, e il fiume ha cominciato a correre un po' di più. Un martin pescatore ci ha accompagnato per un tratto, volando basso da un ramo all'altro come se ci aprisse la strada. Nora ha smesso di remare per guardarlo, e nessuno, nemmeno suo padre, le ha detto di ricominciare.

Al primo ghiareto, la riva di sassi dove ci fermiamo per bere e mangiare qualcosa, Davide si è seduto un po' in disparte. Gli ho portato una tazza di tè dal termos e lui, senza alzare gli occhi, mi ha detto che conosceva quel fiume da ragazzo. Nel 1995 suo padre lo aveva portato in canoa da Sesto Calende fino al Panperduto, e proprio sotto la diga si erano rovesciati. Da allora non era più tornato, e suo padre non gliel'aveva più proposto.

Siamo arrivati alla diga con il rumore dell'acqua davanti

Il Panperduto si sente prima di vederlo, con un rombo basso che cresce a ogni ansa e fa tremare un po' l'acqua sotto la canoa. È lo sbarramento da cui partono il canale Villoresi e il canale Industriale, e da più di un secolo divide il fiume in rami diversi. Ci siamo accostati alla riva destra nel punto che conosciamo, dove il fondo è basso e la corrente lascia il tempo di scendere. Da lì comincia il trasbordo, un sentiero di terra e radici che porta oltre le chiuse fino all'acqua di nuovo tranquilla.

Abbiamo portato le canoe a spalla una alla volta, quattro persone per barca, con le borse stagne al collo e le scarpe che affondavano nel fango. Nora camminava davanti al padre reggendo la prua con entrambe le mani, e ogni tanto si voltava per controllare che lui ci fosse ancora. Dalle chiuse saliva una polvere d'acqua fredda che ci bagnava la faccia e faceva brillare l'erba. In fondo al sentiero il fiume tornava calmo, ma a pochi metri, sulla sinistra, si vedeva ancora il gorgo bianco sotto lo sbarramento.

Al momento di rimettere in acqua la canoa, Davide si è fermato con le mani sul bordo e non riusciva più a salire. Gli altri erano già partiti, e sul ghiareto restavamo noi tre con il rumore della diga alle spalle. Gli ho detto che potevamo aspettare tutto il tempo necessario, perché il fiume non sarebbe andato da nessuna parte. È stata Nora a parlare, con il quaderno aperto in mano e la voce di chi ha già deciso.

«Papà dice che l'acqua è la stessa di allora. Io gli ho detto che noi due, invece, non siamo gli stessi.»

Dal quaderno di Nora, 26 settembre

Abbiamo lasciato che fosse Nora a scegliere la corrente

Abbiamo deciso di cambiare i posti: Nora a poppa, a scegliere la direzione, e Davide davanti, a remare e basta. Le ho ripetuto quello che insegno a tutti, cioè di cercare la V che l'acqua disegna fra i sassi e di entrarci dritta dalla punta. Lei ha annuito, ha infilato il quaderno nella borsa stagna e ha detto al padre di tenere la pagaia bassa. Davide ha riso per la prima volta in tutta la mattina, ed è salito in canoa senza più guardare il gorgo.

La corrente sotto il Panperduto prende la canoa con decisione per una ventina di metri, poi la lascia andare in un'acqua larga e lenta. Nora ha trovato la V al primo colpo, ha tenuto la prua dritta e ha gridato al padre di remare forte proprio quando serviva. Li ho seguiti a pochi metri con la mia canoa, pronta ad affiancarli, ma non ce n'è stato alcun bisogno. Quando sono usciti nell'acqua calma, Davide ha alzato la pagaia sopra la testa come si fa alla fine di una gara.

Abbiamo raggiunto gli altri su un ghiareto poco più a valle, dove Matteo aveva già steso i teli e tagliato il pane per tutti. Davide ha raccontato la storia del 1995 ad alta voce, ridendo, e qualcuno ha battuto le mani quando è arrivato al punto del rovesciamento. Nora intanto disegnava la diga sul quaderno, con le chiuse come denti e una canoa minuscola che ci passava sotto. Abbiamo mangiato al sole fino alle due, con le scarpe ad asciugare sui sassi caldi.

L'ultimo tratto fino a Somma Lombardo è stato lento e silenzioso, con gli aironi fermi sulle rive e la luce già bassa del pomeriggio. Allo sbarco, mentre caricavamo le canoe sul furgone, Davide si è allontanato di qualche passo con il telefono all'orecchio. Lo abbiamo sentito dire soltanto: «Papà, siamo passati, e a guidare era lei». Poi è tornato da noi e ci ha chiesto se in primavera c'è ancora posto per tre, perché questa volta vuole portare anche il nonno.

Il quaderno di pruaChi riceve il quaderno legge le nostre storie una settimana prima, insieme ai racconti che sul diario non pubblichiamo Nel diario, subito dopoAbbiamo tirato su le canoe nella notte in cui il Ticino è cresciuto